la mia storia

"La gioia della scoperta è sicuramente la cosa più viva che la mente dell'Uomo possa mai sentire"

- Claude Bernard -

Una storia professionale inizia con un percorso formativo, il mio è stato lo Sport

La mia formazione inizia molto presto, ma non con lo studio.

 

Comincia piuttosto con la mia carriera di atleta agonista. In uno sport che è considerato piuttosto alienante da chi lo pratica per le sue caratteristiche: il Nuoto.

La maggior parte dei nuotatori agonisti, infatti, potrà confermare che si aliena nella dimensione solitaria di questa sport. Trascorrendo ore ed ore in un ambiente ostile. Mirando il panorama di una striscia sul fondo di una vasca, ed ascoltando in sottofondo lo scroscio dell'acqua sotto la cadenza di migliaia di bracciate giornaliere. Lo sguardo attento nel tenere sotto controllo l'inesorabile scandire dei secondi,  che corrono su un cronometro sospeso in aria. Perseguendo gli obiettivi di un programma di preparazione che in alcuni casi arriva a farti nuotare in una piscina per 20 chilometri in una sola seduta di allenamento, che può arrivare a durare anche più di 4 ore.

Così ho trascorso i primi decenni della mia vita. Che mi hanno preparato a lavorare per obiettivi.  Praticando uno sport che mi ha obbligato, già dalle scuole elementari, a svegliarmi d'inverno alle sei del mattino. Per calarmi nell’acqua quasi sempre fredda di una piscina per l’allenamento del mattino. A consumare una veloce  colazione prima di correre a scuola. Tentare di restare al passo delle lezioni eseguendo compiti veloci. E, poi, dopo centinaia di chili sollevati in palestra, di nuovo in acqua al pomeriggio, nell'auspicio di riuscire a perseguire l'ambito risultato nella prossima competizione.

Quale migliore formazione può essere, per un bambino e poi adolescente, per imparare a lavorare per obiettivi in quella che sarà la vita adulta..? 

Dunque, lo sport è stato lo strumento per la mia formazione di base, durata in maniera continuativa per oltre due decenni. Che  mi sarà molto utile, direi determinante, negli anni a venire per prepararmi ad affrontare le gare della vita professionale.   

Tuttavia, fino a ​quando ancora atleta militare ho studiato in maniera piuttosto discontinua. 

All'università dapprima tre anni in Scienze Geologiche passando 12 esami (quelli che più mi appassionavano) su 19, tuttavia mi rendevo conto che i colleghi che si laureavano non riuscivano a trovare un lavoro come geologo ... 

Mi congedo ... 

Dopo 25 anni di sport agonista, decido di tagliare corto con il nuoto. Mi congedo dall'Arma ed inizio improvvisamente a prendere coscienza che non sono più un atleta. Mi rendo conto che la sola meritocrazia può non avere tanto valore per avere successo nella vita come per uno sportivo.
Me ne accorgo subito, tentando di sfruttare il mio brevetto di pilota di aeroplano.  Spinto dal mio istruttore che mi giudicava, e che mi spronava, per avere a suo giudizio un buon talento come pilota. Forte del suo giudizio, tento il concorso come pilota di linea in Alitalia. Non riesco. Purtroppo, la compagnia poteva ancora attingere dall'aeronautica militare.  I posti disponibili erano davvero pochi (non come oggi che esiste una carenza di piloti, dopo 30 anni di deregulation del trasporto aereo) 
e, forse cosa determinante, mi giunge voce che non avevo una buona raccomandazione.  

Mi si pongo una domanda. Come competere nella vita reale senza l'handicap del non avere le necessarie  buone conoscenze?  

Nasce l'esigenza di fare l'imprenditore. Qui posso mettere alla prova le mie effettive capacità. Laddove, nel mondo imprenditoriale, le qualità personali possono essere premiate con l'impegno costante e continuativo nell'apprendere nuove conoscenze da mettere alla prova e, certo, un po' di fortuna.  

Ho bisogno di collaudarmi. Intraprendo prima la strada come venditore di cucine industriali e poi nel settore delle macchine per l'imballaggio alimentare. E mi convinco di avere buone qualità empatiche e di relazione interpersonale. Questo passaggio ad un altro tipo di competizioni, nella vita reale, mi rende anche consapevole di dovermi continuare ad allenare, questa volta con la pratica dello studio quotidiano per acquisire le necessarie competenze. 
Mi rimetto a studiare ed inizio ad apprendere con lo studio teorico ciò che effettivamente penso mi possa servire nella pratica imprenditoriale della mia azienda di famiglia che opera nel campo della comunicazione.  

scopro le scienze sociali e cognitivo-comportamentali 

Dunaue, con con lo scopo di professionalizzarmi nelle scienze della comunicazione scopro le scienze sociali e le cognitivo-comportamentali. Che inizio ad apprendere da autodidatta e che ritengo molto importante per lavorare nella comunicazione. 

A quel tempo non esistevano come oggi facoltà di scienze della comunicazione. Pertanto, mi costruisco un mio personale percorso di studi, allo scopo di acquisire quelle necessarie basi per tentare di evolvere la mia azienda. Mi scelgo, e seguo da clandestino, alcuni corsi d'insegnamento all'università e mi iscrivo a dei corsi dei professionali tenuti da organizzazioni private nel campo del marketing e la pubblicità. 

Fortunatamente conosco un po' di inglese, e sfrutto quest'opportunità anche per iniziare a leggere e studiare i primi testi pubblicati all'estero che trattano di comunicazione e nuove tecnologie digitali.

Mi rendo conto delle profonde differenze con l'Italia.  

Mentre in molte nazioni, come negli USA, iniziava già a farsi strada il prodromo di quella società permanentemente interconnessa che andrà sotto il nome di Società dell'Informazione, capisco che in Italia la parola digitale aveva perlopiù ancora un significato misconosciuto.  

Mentre all'estero sembrava che avessero subito intuito che il digitale sarebbe stato, così come la conosciamo oggi, una delle principali cause dei profondi cambiamenti (e sconvolgimenti) sociali in atto a livello globale, nel nostro paese pochissimi ne parlavano. 

Infatti, mentre come conseguenza dell'avvenente rivoluzione digitale molte Università ed Istituzioni straniere iniziarono immediatamente ad organizzarsi già nei primi anni '90 del secolo scorso -perchè stavano capendo quanto fosse importante per facilitare la gestione del cambiamento- notavo un ritardo culturale in Italia, con offerte formative - sia erogate dalle università italiane che da organizzazioni private - ancora poco aggiornate per formare futuri professionisti in linea con i processi d'innovazione guidati dal digitale.

all'estero, per imparare l'importanza delle nuove tecnologie digitali

Sebbene l'Italia già nel 1986 sia stata la 4^ nazione in Europa a connettersi ad internet, come rifletto qui sopra, tuttavia ancora nei primi anni '90 in Italia erano ancora in pochi che sapevano cosa mai fosse l'internet.

Ancora meno erano coloro che conoscevano il significato di world wide web o usavano l'email. Il fax  era ancora lo strumento ritenuto più innovativo per trasferire documenti, e il cellulare ritenuto un must destinato a pochi eletti.
 

Mi rendo conto che per imparare qualcosa che mia dia l'opportunità di evolvere i servizi nella comunicazione di marketing, per conoscere ed implementare ciò che penso sia il nuovo, mi è necessario andare all'estero. Dove frequento i primi corsi iniziando a conoscere (ed appassionarmi)  alle prime applicazioni e alle nuove metodologie che saranno impiegate nella comunicazione del futuro.  

Umanesimo &  Tecnologia:la riflessione su cui si fonda la mia storia professionale 

Sono stato fortunato per avere un parente con casa in New York. Così ho avuto l'opportunità di poter vivere tra gli USA e l'Italia per tre anni. Alternandomi tra corsi di aggiornarmento professionale e la ricerca sul campo nel tentativo di trovare dell'innovazione da importare in Italia nel settore della comunicazione below-the-line sul punto vendita e per il trade marketing supportata dal digitale.

Ogni volta di ritorno dagli USA, entusiasta per le mie nuove conoscenze, rompevo le scatole ad un mio cugino, Renato Torre, ingegnere informatico, oggi imprenditore nel campo del biomedicale, per sollecitare in lui una scintilla di  passione per la comunicazione, con il proposito di inventarci qualcosa di innovativo per il marketing.

Un giorno di marzo del 1994, che ricordo bene perchè dovevo partire di nuovo per New York,  mi chiama per introdurmi ad un gruppo di persone che mi iniziarono a raccontare di voler avviare un progetto di ricerca universitario, dal nome quasi mistico: 'Umanesimo & Tecnologia'.

Forte delle mie esperienze estere, mi feci affascinare subito da questi che sembravano dei pazzi visionari come me. Che tentavano di promuovere ante-litteram la Cultura digitale tra gli Umanisti della loro Università.  

Queste persone erano capitanate da un anziano accademico il professor Romolo Runcini, sociologo della Letteratura. 

L'anziano professore non mi appariva però molto convinto del progetto che mi era stato presentato. Non usava la macchina da scrivere,  non aveva un cellulare e scriveva le sue note con una  penna stilografica su foglietti di carta. Tuttavia, promuoveva con la sua cattedra il progetto sollecitato in particolare da Giuno d'Ecclesiis, un dottore in Scienze Politiche e da Lisa Somma, una dottoressa in letteratura allieva del professore. 

I tre mi dissero che stavano cercando esperti esterni all'accademia da inserire nel gruppo di ricerca, in particolare ingegneri informatici, artisti digitali ed esperti del mondo della comunicazione di marketing o della pubblicità con competenze nel digitale. Mi dissero  che le mie esperienze estere, per loro innovative (bontà loro), erano l'ideale e mi fu chiesto se fossi disponibile a voler partecipare a titolo volontario alle attività di ricerca applicata che afferivano a questo progetto.

Lascio tutto ...

Il programma U&T mi fu introdotto quale progetto di ateneo dell'Università Orientale di Napoli. Attivato in collaborazione con altri enti, tra cui il Comune di Napoli e l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Alle riunioni erano spesso presenti anche il Rettore Adriano Rossi, l'Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Amato Lamberti e l'Avvocato Gerardo Marotta. Tuttavia non mi fu difficile accorgermi quasi subito che gli stakeholders non avevano piena consapevolezza del significato e gli obiettivi  di quel programma: perfino l'Università non mi sembrava molto convinta della sua potenziale utilità.

Tuttavia, forse ammaliato dall'opportunità di partecipare ad un progetto di ricerca universitaria (senza ancora una laurea, e per di più nella mia città) lascio repentinamente le trattative che stavo portando avanti da due anni negli Stati Uniti  con una multinazionale, e mi lancio in questa  avventura.

Inutile dire che fui ritenuto un pazzo dalla mia intera famiglia, ma non si vive e si lavora solo per il denaro, ma anche per perseguire un sogno.  

 ... inizia l'avventura

Mi unisco al gruppo di ricerca Umanesimo & Tecnologia.  Appassionandomi ad un programma che impegnerà molto del mio tempo. Cercando di capire i motivi dell'idiosincrasia di tante persone verso la Cultura digitale e le nuove tecnologie per l'informazione e la comunicazione\I.C.T.. Iniziammo a capire che era un problema cognitivo. Era in atto una dicotomia tra estrazioni culturali diverse, per lo più esperite in epoche diverse.  

La cattedra che guidava la ricerca afferiva alla Facoltà di Lettere, logicamente iniziammo a sperimentare adeguate metodologie utili a facilitare un dialogo costruttivo tra i molti accademici e creativi di area umanistica e i pochi (a quel tempo) tecnici di area tecnologica.

La direzione della ricerca si orientò naturalmente verso una direzione tesa a studiare empiricamente quali fossero quei fattori che costituivano un freno allo sviluppo dell'Industria dei Contenuti creativi digitali. 

HypgnosisLab ricerca applicata nella produzione creativa e sperimentale di Contenuti digitali

Mentre una parte del gruppo operava nell'università, l'ingegnere informatico, l'artista digitale inglese John Attard, che ne frattempo avevamo reclutato, ed io  costituimmo la squadra iniziale del laboratorio Hypgnosis. 

Il prodromo  di un modello di team inter-organizzato in cui ricerca, creatività, design e produzione si finalizzavano nella ricerca applicata e lo sviluppo preindustriale di servizi per la comunicazione multimediale. L'attivazione del laboratorio fu possibile grazie al sostegno finanziario di un'azienda privata, l'Alisud, che ci consentì di acquisire le prime costose tecnologie. Grazie anche alla sponsorizzazione tecnica di Softimage - divisione della Microsoft - che a quel tempo era  leader di mercato con i suoi software per la computer grafica 3D, l'animazione digitale ed il compositing per la post-produzione visiva digitale. 

Così potemmo lavorare a livello sperimentale per circa tre  anni con un approccio inter-disciplinare con tre obiettivi.  

Il primo era quello di definire un modello operativo capace di facilitare i processi comunicativi in maniera non competitiva tra le competenze di area umanistica e quelle di area tecnologica" lungo la filiera di progettazione umanistica e di produzione digitale.

Il secondo, capire quali fossero le indispendabili basi concettuali da trasferire all'interno dell'Università affinchè l'accademia potesse elaborare i suoi nuovi modelli di formazione nel nascente campo delle scienze della comunicazione digitale.   

Il terzo consisteva nel definire le linee guida e le basi fondanti per la costituzione di start-up nell'emergente Industria dei Contenuti creativi Digitali.   

Dunque, ricerca applicata ed apprendistato cognitivo, non solo teoria, perché nel Digitale "si impara facendo", come nelle vecchie botteghe d'arte e scuole rinascimentali.

un'obiettivo d'innovazione sociale 

In sostanza, l'obiettivo del progetto Umanesimo & Tecnologia  si declinava in una sorta d'azione di provocazione culturale con lo scopo di promuovere l'innovazione sociale in un momento di cambiamento guidato dalla trasformazione digtale.  

Volendo dimostrare che la diffusione della Cultura Digitale sarebbe stato un efficace driver per l'innovazione sociale.

Per rendere di dominio pubblico questa nostra missione e sollecitare le Istituzioni a promuovere azioni per gestire il cambiamento - dopo aver elaborato per il Comune di Napoli l'idea/progetto Azienda Napoli per la promozione telematica delle risorse socio-culturali della Città di Napoli - il nostro gruppo di lavoro elaboroò il progetto L.I.N.K.E.D.\Learning & Information Network for Knowledge Enhancement and Development.  

Il progetto fu presentato in Europa con una partnership costituita tra gli stakeholders di  Napoli e quelli di altre tre città europee in Germania, UK e Svezia.   Parallelamente promuovemmo in ateneo la costituzione del Centro Studi e Ricerche multimediali Umanesimo & Tecnologia quale atto propedeutico alla costituzione di un master o un corso di laurea specifico per la formazione di emergenti figure professionali nelle Scienze della Comunicazione e l'entertainment digitale.   

Ma avevamo un problema, che necessariamente dovevamo risolvere. Più andavamo avanti con il nostro lavoro e più ci rendevamo conto che non avevamo un accademico di riferimento con le necessarie competenze nelle nuove teorie della comunicazione digitale, non c'era a Napoli un dirigente politico in grado di comprendere l'importanza strategica di adottare e ed attuare adeguate politiche culturali per lo Sviluppo della Società dell'Informazione e non vi era a disposizione un dirigente amministrativo in seno al Comune di Napoli capace di tradurre in atti amministrativi le politiche culturali che promuovevamo. Fummo fortunati però e riuscimmo a trovare il necessario contributo.Tre persone furono determinanti il noto scienziato Derrick de Kerckhove già direttore del McLuhan Program di Toronto,  il Presidente della Provincia di Napoli prof. Amato Lamberti ordinario di Sociologia e un dirigente pubblico il dott. Walter Ferrara.

una svolta,  finalmente qualcuno inizia a comprenderci
 

Siamo nel 1999,  la Regione Toscana organizza da qualche anno Mediartech, una rassegna sullo stato dell'arte della multimedialità. Scriviamo al vicepresidente della Regione Toscana Mariolina Marcucci per introdurre Umanesimo & Tecnologia. Siamo invitati a partecipare alla manifestazione e a tenere una intervista nella programmazione di VideoMusic che stava per diventare MTVItalia. 

 Sullo schermo del nostro nostro piccolo stand passavano le immagini delle nostre produzioni prodotte nel nostro laboratorio sperimentale, mentre spiegavamo a studenti e docenti universitari e della scuola dell'obbligo la filosofia del programma Umanesimo & Tecnologia. Tra questi si trovò il prof. de Kerckhove. accompagnato dal dirigente della Regione Toscana Walter Ferrara che era il curatore della rassegna. Ci invitarono a cena, volevano capire meglio i contenuti e gli obiettivi delle nostre attività. I nostri temi e le nostre argomentazioni furono sufficientemente esaustivi, tanto da convincere de Kerckhove a venire ad insegnare a Napoli e Ferrara a farsi trasferire alla Provincia di Napoli per dirigere l'ufficio Cultura. 

Agli inizi del 2000, in continuità con il programma U&T, inizio a sperimentare  il concetto che guidava HypgnosisLab per applicarlo in una ricerca applicata tesa a definire un mio modello d‘impresa per operare nell’Industria dei Contenuti digitali.
Un modello che dopo qualche anno prenderà il nome Rebel Alliance International Network, mutuando le idee  che avevo definito nel programma Umanesimo & Tecnologia trasformandolo nel programma Rebel Alliance Empowering.

Costituisco un team che adottando un modello di lavoro in networking, lavora in maniera delocalizzata tra nodi che sfruttano in maniera inter-operativa i concetti di Lean production ed Open Innovation: in parole povero costituisco una start-up d’Impresa Virtuale. Io ne assumevo la funzione di facilitatore e di marketing strategico.  

... un modello sperimentale d'impresa virtuale:  
il prodromo di Rebel Alliance  

Questo consiste in un ecosistema produttivo in cui i processi intra-comunicativi tra i creativi di area umanistica e quelli di area tecnologica vengono affidati ad un mediatore culturale che con un approccio umanista alla tentata risoluzione dei problemi, diventa una figura professionale capace di avere una visione d’insieme, potremmo dire olistica, fornita da competenze proprie di una funzione di marketing strategico. 

Il modello metteva quindi in campo il management umanistico nella gestione di una impresa tecnologica. In controtendenza ai consueti schemi osservati in moltissime start-up tecnologiche fallite in quegli stessi anni con lo scoppio della cosidetta bolla dotcom..  Il tempo mi dirà che  avevo ragione.

Con in testa lo sviluppo di questo modello, in quegli anni nel solco della mia collaborazione con la Provincia di Napoli, propongo la costituzione di un Consorzio per la ricerca e sviluppo e l'alta formazione per la produzione di contenuti digitali. L'idea prende il nome di Mediapolis.    

l'Attivismo di Conoscenza in un marketing di scopo

Per promuovere questi concetti innovativi, mi adopero con un marketing di scopo attivandomi come knowledge activist ed offro (sempre gratuitamente) il mio contributo intellettuale per la definizione del disegno concettuale di idee/progetto che negli anni a venire diventeranno progetti esecutivi, realizzati con fondi pubblici. Tra questi  posso citare: la" Carta servizi telematici per il Turista", la cui effettiva realizzazione (prendendo il nome di Artecard) può avere luogo su impulso del progetto "Azienda Napoli"  introdotto al Comune di Napoli; il  social-game di genere educational "Force One" per il World Food ProgrammeMediapolis. La mia collaborazione con la Presidenza e con la Direzione Cultura della Provincia di Napoli getta le basi, per la realizzazione del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, così come per l’avvio in Regione Campania del location placement istituzionale di prodotti audiovisivi e multimediali per la promozione dei Beni Culturali ed Ambientali avviata con il progetto sperimentale "Fotoromanzo.com".

... per la diffusione della Cultura digitale

Siamo nel 2002, il mio impegno come knowledge activist nel campo della Cultura digitale, mi porta a definire ed elaborare un utile contributo allo sviluppo della Società dell'Informazione in Campania. Intuendo, infatti, l’esistenza di un "corto circuito" che sta rallentando lo sviluppo della  Società dell'Informazione nel nostro paese, a differenza di quanto veniva pubblicizzato con enfasi dai tecnici (esperti I.C.T.), mi convincevo sempre di più che non era il cosiddetto Digital Divide 'Infrastrutturale' a rallentare lo sviluppo della Società dell'Informazione nel nostro paese, a differenza di quanto veniva pubblicizzato con enfasi dai tecnici (esperti I.C.T.), mi convincevo sempre di più che non era il cosiddetto Digital Divide 'Infrastrutturale' a rallentare lo sviluppo della Società dell'Informazione nel nostro paese: era (ed è ancora oggi), piuttosto quello “Culturale" di Digital Divide il fattore di crisi. Soprattutto tra quelle fasce di popolazione 'non nata digitale' e tra gli Anziani. Gli over 45 anni, rappresentavano agli inizi degli anni 2000, oltre il 50% della popolazione italiana. È per questo motivo, che decido di elaborare il progetto "PDCo45 (Promoting Digital Culture over 45).

La ricerca sul campo e il  mio contributo all'Alta formazione universitaria per il  contrasto al Digital Divide Culturale

Negli anni trascorsi i miei sforzi sono stati tesi a dare un piccolo contributo ad un change management, per lo Sviluppo della Società dell'Informazione nella città di Napoli. Impegnato in Umanesimo & Tecnologia, e mi ero reso conto che, oltre la politica, anche l'Accademia doveva essere sensibilizzata sull'argomento Digital Divide Culturale. 

Come evidenzio più sopra, l'attivismo di conoscenza usato per cercare di rendere efficace il mio impegno, aveva dato i suoi primi frutti riuscendo ad ottenere, con il gruppo di lavoro U&T,  che de Kerckhove venisse ad insegnare in una università napoletana. In seguito, ritengo opportuno suggerire che anche un esperto internazionale di produzione possa avere una cattedra di insegnamento per trasferire nuove conoscenze nella produzione di Contenuti digitali.  

Il mio consiglio viene accolto dall'Università Suor Orsola Benincasa, che offre una cattedra al mio collega John Attard nel corso di Laurea specialistica in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale.

 

Lo stesso anno, finalmente, la Provincia di Napoli, sembra  esprimere la volontà di essere la prima Istituzione italiana a dimostrare di essere sensibile all'imminente problema sociale dettato dall'idiosincrasia verso la Cultura digitale; vengo incaricato per una sperimentazione finalizzata ad individuare appropriati strumenti per cercare di contrastare il fenomeno del Digital Divide Culturale che esiste negli anziani nei suoi territori. Posso attivare la ricerca sul campo in collaborazione con l'Università Suor Orsola Benincasa; nel 2006, la mia idea viene accolta dai lungimiranti professori Ornella De Sanctis e Maria d'Ambrosio, con cui si struttura, nella stessa università, il primo master italiano (... forse europeo?!) post-laurea per Mediatori della Cultura digitale, e vengo incaricato come uno dei docenti del pool di formazione.

Comunicazione, new media & entertainment: introduco nuove forme di  Advertainment 

​Come ho raccontato in precedenza, ho iniziato ad interessarmi alle tematiche trattate fino ad ora anche con lo scopo di finalizzarle per cercare di portare innovazione all'interno della mia azienda di famiglia. Il marketing (conseguentemente: la comunicazione di marketing), da quando mio padre (nel lontano 1957) iniziò a lavorare in questo settore (come funzionario del dipartimento Promotion della Colgate Palmolive) si era già evoluto nel marketing 2.0 e, con l'avvento di Internet, dava segnali di trasformazione (come tutta la Società) nel marketing 3.0, o marketing esperienziale. Tuttavia lavorando con la mia azienda per erogare servizi per la comunicazione below-the-line, in appalto di alcune delle marche più importanti italiane, mi convincevo che anche il privato  (non solo l'università e la politica) in Italia soffriva il gap dovuto al Digital Divide Culturale. Ad esempio, alla fine degli anni '90  discutere, con un responsabile della comunicazione o del marketing di una grande azienda (che comunicava, per lo più  ancora con il fax), di promozioni on-line, di entertainment digitale associato alla comunicazione sul punto vendita, ti faceva sentire come raccontare un film di fantascienza ad un bambino; mentre  con il mio team, nel frattempo, avevamo già iniziato a sperimentare (con fotoromanzo.com) la promozione di marche associandole a contenuti di intrattenimento on-line oppure a proporre  in via sperimentale burattini elettronici, realizzati in CGI3d nella forma di prodotti di marca,  che narravano le proprie qualità capaci di interagire con potenziali clienti: il nostro in sostanza era un marketing di anticipo, che non riusciva a vendere perché il mercato non era ancora pronto a recepire la nostra innovazione.

Tuttavia nel 2000 le nuove tecnologie per la comunicazione iniziavano la penetrazione di massa, sortendo quei primi effetti che oggi influenzano la vita quotidiana di tutti noi. Si rendeva indispensabile sperimentare. 

Grazie all'amicizia con un membro della proprietà dell'azienda, riesco a raccogliere un piccolo budget per avviare il progetto sperimentale KIMBO Entertainment; indirizzando le risorse nelle prime timide sperimentazioni di 'brand entertainment' e di 'participatory advertising', associando il marchio KIMBO a Contenuti destinati ad intrattenere l'audience internet.

Nel 2007, C.A. Russell (University of Michigan, Yaffe Center for persuasive Communication) pubblica il suo documento "Advertainment: Fusing Advertising and Entertainment" che introduce nella comunità accademica il concetto di Advertainment, codificandolo come un nuovo strumento (mutuato dal product placement) a disposizione delle strategie di marketing esperienziale di quelle aziende che intendono essere al passo con i cambiamenti in atto nei consumatori.

Mi convincevo, dunque, che tutto il tempo (e le risorse) impegnate negli anni precedenti, nelle nostre sperimentazioni,  avrebbero potuto avere un loro ritorno, in un prossimo futuro.

Rebel Alliance, finalmente avvio la mia start-up 

Siamo nel 2007, ho impegnato i miei ultimi 10 anni nella ricerca e nella sperimentazione, nel perseguimento di obiettivi a lungo termine.
I miei figli iniziano a diventare grandi. E si fa impellente la necessità di intraprendere un progetto imprenditoriale nel quale poter coinvolgere anche loro.
Ma, ho davvero pochi capitali d’avvio, come fare?
Finalmente, lo sviluppo della larga banda poteva consentire l’applicazione di processi produttivi delocalizzati (anche per l'Industria dei Contenuti) e collegati in networking in una 'impresa virtuale' (così come avevo immaginato nel progetto L.I.N.K.E.D., dieci anni prima) coordinati da un hub operativo, in Italia.

Mi decido finalmente di applicare in pratica il mio modello.

Costituisco così la mia start-up per operare nell’Industria Creativa dei Contenuti, cercando di valorizzare soprattutto il capitale umano disponibile tra quello incontrato e selezionato negli anni passati.
Per il suo set-up, mi vengono in aiuto anche le esperienze consolidate con il progetto pilota Avtoma e con il progetto imprenditoriale Hypgnosis Canada, ai quali ho avuto modo di collaborare con il partner John Attard. L'esperienza diretta vissuta con queste due case history, mi conferma ciò che avevo appreso nelle conclusioni di molti esperti di management: "la gestione di una società high-tech non può essere lasciata in balia di un management formato da soli tecnologi e tecnici, spesso inesperti e senza o poco efficienti  conoscenze di marketing". 

L'esigenza di sviluppare nuovi business

Sebbene il nostro sogno fosse il Cinema, oltre alla gloria ed il glamour, come service in questo segmento il business però non da molte soddisfazioni economiche e si rischia sempre il fallimento: anche grandi aziende come Digital Domain falliscono. Maturata la mia consapevolezza che le competenze ed il know-how buone per il Cinema non rappresentano potenzialità di business solo nel campo degli effetti visivi digitali, propongo al mio team di non limitarci ad un unico mercato (come la maggioranza dei nostri concorrenti), ma di impegnarci per presidiare anche nicchie emergenti nell'Industria dei Contenuti, con lo scopo di sviluppare nuovi business. Penso di mettere a frutto la mia esperienza di militare dell'Arma dei Carabinieri, scoprendo che una di queste nicchie dove esiste poca concorrenza è quella che afferisce alle Scienze forensi. Si avvia così una collaborazione con il laboratorio della Polizia Scientifica di Roma e realizziamo, per conto di alcune Procure, alcune ricostruzioni virtuali di Scene del Crimine che vengono portate in aula di giustizia, tra cui una simulazione dell'atto terroristico di piazza della Loggia in Brescia; nel frattempo a Montreal Sebastian Nadeau collabora, autonomamente con la McGill University, allo sviluppo di una piattaforma per la simulazione e l'addestramento di medici ecografisti: si scopre così un'altra nicchia dove applicare il know-how e le competenze utili a produrre contenuti digitali  per il cinema.

Hollywood

Ma il Cinema resta sempre nei principali sogni di alcuni di noi. E nonostante io pensassi fosse ancora troppo presto (memore dell'esperienza Avtoma/Los Angeles) Rebel Alliance, con il nome RAIN\Rebel Alliance International Network, trasferisce il suo hub nordamericano da Montreal a Los Angeles. Questo viene gestito da John Attard, insieme al nuovo partner/socio (e produttore cinematografico) Andrea Marotti. Rebel Alliance International apre il suo studio nella facility di Paramount Pictures ad Hollywood, dove meglio può cercare di soddisfare le sue ambizioni nel cinema. A questo punto, di necessità virtù, colgo l'occasione di trasferire mio figlio, Fabrizio, a Los Angeles, con lo scopo di consentirgli di incrementare "a bottega" il mestiere, come, appunto, avveniva nel Rinascimento, affiancando John Attard ed avendo l'opportunità d' interagire con artisti da premio Oscar.

Introduciamo  innovazione e siamo premiati

Mentre a Los Angeles si promuove il nostro modello produttivo che consente alle produzioni cinematografiche di abbattere i costi, nel frattempo in Italia partecipiamo la prima produzione italiana di un film cinema stereoscopico (Hidden 3D). Contemporaneamente Los Angeles sigla il primo suo contratto più importante, neanche a farlo apposta, non nel segmento cinema, ma nel  live-entertainment, per realizzare il remake stereoscopico di 5 storici videoclip dei Pink Floyd. Grazie ai nostri contenuti realizzati per il management di Londra dei Pink-Floyd per la prima volta nella storia dei music-concert, il pubblico può vivere l'esperienza della Realtà Aumentata nel tour mondiale "Aussy Pink Floyd 2011" con la visione di immagini stereoscopiche fluttuanti sullo stage. Si apre lo sviluppo di nuovi business in un'altra nicchia di mercato.  ​
Poiché siamo stati i primi in Italia a produrre un film stereoscopico, veniamo chiamati alla realizzazione degli effetti visivi di "Dracula 3D" per la regia di Dario Argento; per questo film ottengo, con i miei colleghi di Rebel Alliance, una nuova nomination ai David di Donatello, ed entriamo in concorso al festival di Cannes.

 
Il network si allarga: Abu Dhabi

Sempre più convinto che Rebel Alliance non sia solo cinema, mi dedico a definire una strategia, e riprendere relazioni, per allargare il network in altri mercati meno competitivi. Un contatto che avevo conosciuto a Dubai (quando promuovevo la realizzazione del Museo interattivo dell'Heritage degli Emirati Arabi), mi introduce al direttore allo sviluppo della organizzazione governativa Twofour54. Questo dopo averci spiegato che il governo sta impegnando ingenti risorse per incentivare lo sviluppo del settore Media & Entertainment, ci invita ad aprire un hub Rebel Alliance presso la loro facility per le nostre competenze esperite nella produzione cinematografica, dal momento che hanno bisogno di competenze in loco dall'estero per il know-how transfer nel digitale audiovisivo stereoscopico e per gli effetti visivi cinematografici. Sebbene in quella regione, nonostante gli incentivi la produzione cinematografica  non esista ancora - intravedendo la possibilità di sviluppare nuovi business negli altri segmenti - chiedo il "sacrificio" a mio figlio Fabrizio di trasferirsi da Los Angeles ad Abu Dhabi per gestire un hub di coordinamento e presidio nella regione MENA, spiegandogli che avrebbe potuto mettere a frutto anche le sue esperienze giovanili nello 'show entertainment' che aveva esperito lavorando per una agenzia specializzata nella realizzazione di format di eventi serali/notturni. 

Apriamo, l'ufficio ad Abu Dhabi, Fabrizio diventa immediatamente consulente di Twofour54 ed iniziamo subito a produrre contenuti in particolare nei segmenti "entertainment & grandi eventi" e "real estate". In questi settori iniziamo ad introdurre, ancora una volta grazie al know-how acquisito nel cinema, innovazione promuovendo la fruizione di contenuti olografici, gli Arabi sono molto sensibili al 'wow effects'. 

Le performance olografiche: il business del futuro nel live entertainment  

I risultati che otteniamo facilitano la comprensione delle potenzialità del nostro modello produttivo e di gestione, le persone (e i potenziali clienti) iniziano a capire che possiamo produrre Contenuti digitali tanto per il Cinema, così come in molti altri segmenti del settore Media & Entertainment, e non solo.

Un altro contatto della mia rete relazionale, costruita negli anni passati, ci introduce a degli imprenditori francesi che a loro volta vorrebbero sviluppare un business legato alla 'olografia' di cui avevano sentito parlare, e che noi già avevamo avviato in Medio oriente. Definiamo per loro una potenziale strategia, spiegando come le tecniche produttive cinematografiche (e del videogame) impiegate per costruire 'cloni umani digitali' possono essere associate ai nuovi media, per la realizzazione di performance olografiche live. I francesi hanno un contatto (un produttore di eventi musicali live) in Brasile. Gli illustriamo come potrebbe innovare il suo portafoglio d'offerta. Qualche tempo dopo il partner brasiliano si dichiara pronto a produrre un mega concerto commemorativo basato sulla ricostruzione digitale di una famosa rockstar brasiliana deceduta 20 anni prima.              

E così, iniziamo a presidiare anche il sud America dal Brasile. Seven Artes (partner brasiliano) e Rebel Alliance Middle East (raccolti insieme in  Rebel Alliance Brasil) sono la seconda organizzazione al mondo che mette in scena in un concerto live un Synthespian.Produciamo, infatti, il clone digitale  di Cazuza che interagisce in una performance olografica con artisti reali in un concerto live, nella città di San Paolo e Rio de Janeiro, sulla spiaggia di Ipanema, di fronte ad un pubblico di oltre 100.000 spettatori. Dopo l'esperienza con i Pink Floyd, dimostriamo definitivamente di essere competitivi e poter sviluppare nuovi business anche in altri segmenti del Media & Entertainment.

Rebel Alliance continua ad espandersi 

Siamo arrivati ai giorni nostri. 
​L'obiettivo di sviluppo sul lungo termine del progetto Rebel Alliance Empowering è quello di espandere a livello internazionale il network Rebel Alliance per mezzo di affiliazioni/j.venture con partner locali che hanno l'esigenza di innovare il loro core business associandolo alle nostre competenze.  Il pensiero guida si riassume nel concetto di 'azione Glocale'. Nel 2015 avviamo discussioni in Africa (Kenya) per l'apertura di un quarto hub Rebel Alliance.
In tutto il mondo l’Industria creativa dei Contenuti è in evoluzione ed in espansione parallelamente allo sviluppo globale del digitale e delle I.C.T.
Si fa impellente l'esigenza in molte nazioni di acquisire competenze e know-how per la produzione di Contenuti digitali di profilo ed alta qualità associabili ai nuovi media emergenti. Anche nell'Europa dell'Est, ci sono nazioni che sono ancora in ritardo, dunque, mi attivo per definire una strategia di penetrazione anche in qualcuno di questi paesi. Nel 2017, costituiamo una partnership con l'agenzia di comunicazione TrueBlaq di Nairobi, per il presidio dell'Africa orientale; ed anche a Sofia, Bulgaria, stipuliamo un accordo di partnership con Stone Communication per stabilire il quinto hub di coordinamento Rebel Alliance Empowering.  

in Italia ...

I miei figli fondano  Compagnia Del Marketing  con la sua sussidiaria CDM Studios che con la nuova agenzia creativa the Bold Stroke formano quell'auspicata evoluzione dell'azienda di famiglia che avevo programmato 20 anni prima: perseguita con la perseveranza di un atleta, che finalmente si realizza seppur 'saltando' una generazione. Giorgia e Fabrizio, infatti (la prima umanista studiosa di sociologia, il secondo tecnologo artista digitale) si raccordano operativamente, chiudendo in famiglia il loop Umanesimo & Tecnologia su cui ho iniziato a lavorare appunto nel 1995.   

Lo start-up di Compagnia del Marketing prevede l'implementazione del  know-how e delle competenze di Rebel Alliance Empowering nel settore della comunicazione di marketing (con particolare attenzione a quella esperienziale) introducendo sul mercato  format  di Advertainment, perfezionati con le attività esperite all'estero. 
​È prevista anche la creazione di una divisione dedicata al  Personal Branding, con una offerta di servizi esclusivi  BtC. 

La definitiva diffusione di massa della Cultura Digitale (e l'entrata sul mercato dei primi Consumatori Millennials) sta creando le condizioni ambientali per sviluppare nuovi business in questo emergente mercato, poichè siamo facilitati da know-how e competenze che fino ad oggi potevano essere dedicate solo al BtB. 

ed ora ...

Mi posso dedicare di nuovo a perseguire nuove strade ed impegnarmi di nuovo nel sociale. Già da qualche anno ho iniziato ad interessarmi  di 'economia circolare', nel quale sono in procinto di affiancarmi al business nel settore del trattamento e riciclo dei Rifiuti R.A.E.E. già avviato da un mio partner nell'europa dell'est.

Sto lavorando inoltre per la costituzione dell'Associazione di Promozione Sociale CARABINIERI 4.0/Difesa Civile 4.0  , con cui promuoveremo programmi di pubblica utilità sociale.         

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