la mia storia

"La gioia della scoperta è sicuramente la cosa più viva che la mente dell'Uomo possa mai sentire"

- Claude Bernard -

Questa formazione mi sarà molto utile, direi determinante, negli anni a venire, tuttavia, fino a ​quando ancora atleta militare ho studiato in maniera piuttosto discontinua. 

All'università dapprima tre anni in Scienze Geologiche passando 12 esami (quelli che più mi appassionavano) su 19, tuttavia mi rendevo conto che i colleghi che si laureavano non riuscivano a trovare un lavoro come geologi ... 

Una storia professionale inizia con un percorso formativo: il nuoto

La mia formazione inizia molto presto, ma non con lo studio. Piuttosto con le esperienze maturate durante la mia carriera agonistica. In uno sport che, per le sue caratteristiche, è considerato, da chi lo pratica, 'particolare': il Nuoto.

La maggior parte dei nuotatori agonisti, infatti, vi dirà che questo è uno sport alienante: tu, con la sola compagnia di una striscia sul fondo della vasca, che ascolti in sottofondo lo scroscio dell'acqua che cadenza le bracciate, con lo sguardo attento a tenere sotto controllo un cronometro sospeso in aria che ti misura i tempi delle ripetizioni e ne scandisce le pause tra una serie e l'altra, il colore di una corsia che cambia per ricordarti gli ultimi 5 metri della corsia: gli ultimi attimi di sofferenza di una gara.

Uno sport che "mi ha obbligato" fin dalla 3^ elementare a svegliarmi d'inverno alle sei del mattino per buttarmi in acqua (quasi sempre fredda) per la prima seduta di allenamento; una colazione veloce prima di correre a scuola, compiti veloci e, poi, dopo centinaia di chili sollevati in palestra, di nuovo in acqua percorrendo vasche su vasche, arrivando a nuotare anche 20 km in un solo giorno di allenamento. 

Mi congedo ... 

Con mio Brevetto di Pilota, tento il concorso come pilota di linea in Alitalia. I posti disponibili erano davvero pochi (non come oggi che esiste, invece, una carenza di piloti, dopo 30 anni di deregulation del trasporto aereo), inoltre, la compagnia poteva ancora attingere dall'aeronautica militare e, tra l'altro, mi giunge voce che non avevo una 'buona raccomandazione'.  

Inizio a prendere coscienza che non sono più un atleta, e che, dunque, la sola meritocrazia può non avere tanto valore come nella professione di uno sportivo.  

Mi nasce l'esigenza di 'capire come funziona', mettendomi alla prova  in un settore lavorativo dove le qualità personali possono essere premiate: la vendita. Intraprendo prima la strada come venditore di cucine industriali e poi come macchine per l'imballaggio alimentare e mi accorgo di avere buone qualità empatiche e di relazione interpersonale. Mi rendo consapevole di avere anche una buona predisposizione ad 'apprendere' dallo studio teorico ciò che effettivamente mi serve nella pratica, con capacità di elaborazione di sintesi veloce per risolvere i problemi: qualità che, capisco, posso mettere bene a frutto, se mi impegno in uno 'studio continuo', contemporaneamente alla pratica lavorativa. 

'Scopro' le scienze sociali

Iniziando a studiare con il preciso scopo di professionalizzarmi, 'scopro' le scienze sociali che inizio ad apprendere da autodidatta. Sviluppando un mio personale percorso di studi (seguendo alcuni corsi, clandestinamente, all'università e corsi professionali, a pagamento, in marketing e pubblicità) basato sul parallelo 'lavoro sul campo' che intraprendo nel settore dei servizi per la comunicazione di marketing. Un settore nel quale potrei soddisfare le mie aspirazioni professionali, evolvendo l'azienda di famiglia.

Fortunatamente conosco un po' di inglese, e sfrutto l'opportunità per iniziare a leggere i primi testi che trattano di 'comunicazione e nuove tecnologie digitali', e mi rendo conto che l'offerta formativa dell'Università italiana, così come del privato, mi sembra poco aggiornata a riguardo. 

Le nuove tecnologie digitali

Sebbene l'Italia sia stata la 4^ nazione in Europa a connettersi ad internet nel 1986, ancora nei primi anni '90, in Italia, in pochi sapevano cosa fosse mai internet. Ancora di meno conoscevano il significato di "world wide web" o usavano l'email: era ancora il fax lo strumento ritenuto innovativo, se pensiamo che il cellulare fosse ritenuto un 'must' destinato a pochi eletti.
Tuttavia negli USA iniziava già a farsi strada il prodromo di quella 'società permanentemente interconnessa' che va sotto il nome di Società dell'Informazione, così come iniziamo a conoscerla oggi, causa dei profondi cambiamenti (e sconvolgimenti) sociali in atto a livello globale.

Le Università e le Istituzioni iniziarono immediatamente ad organizzarsi per facilitare la gestione del cambiamento

Mi rendo conto che per evolvere i servizi nella comunicazione di marketing, per conoscere il nuovo ed implementarlo,  è necessario andare all'estero, dove frequento i primi corsi iniziando a conoscere (ed appassionarmi)  alle prime applicazioni e alle nuove metodologie che saranno impiegate nella comunicazione del futuro.  

In Italia ...

Alla  fine degli anni '80 (inizi dei '90), voler parlare di Cultura digitale e di Società dell'Informazione, a chi non fosse un professionista o un tecnico del settore I.C.T.,  veniva percepito come un tentativo di trattare argomenti che sarebbero stati utili solo come spunto di riflessione per creativi ed aspiranti scrittori di 'futurologia catastrofica' di matrice orwelliana.

D'altro canto, non solo i Pc domestici erano quasi inesistenti nelle famiglie italiane, ma perfino il desktop publishing o il CAD era ancora ritenuto da gran parte dei professionisti della stampa o di design "come una sorta di divertimento perprofani". Seguendo i corsi all'Università, mi rendevo conto che anche l'accademia (nelle discipline umanistiche)  era in ritardo, salvo qualche lungimirante dipartimento.  Dopo oltre venti anni,  mi sono definitivamente convinto che il 'ritardo culturale' che ha caratterizzato la politica, l'accademia e molti decision makers italiani, in quegli anni, sarà descritto come una delle cause principali della involuzione della competitività della nostra economia.

 La piccola esperienza  che mi accingo a narrare è significativa.   

Umanesimo &  Tecnologia: il concetto alla base della mia storia professionale 

Fortunato per un parente che ha avuto casa nella 'Grande mela', ho avuto l'opportunità per tre anni di poter spendere dei periodi a New York, con lo scopo di aggiornarmi professionalmente seguendo dei corsi, e cercare innovazione da 'importare' in Italia nel settore della comunicazione di marketing below-the-line.

Nel 1995 mio cugino Renato Torre (ingegnere informatico - oggi progettista ed imprenditore nel campo del biomedicale - al quale ogni volta di ritorno dagli USA  'rompevo le scatole' per sollecitare in lui una scintilla di  passione tesa ad inventarci qualcosa di nuovo per il marketing) mi introduce in un gruppo di persone, che mi iniziarono a raccontare di un fantomatico progetto universitario, dal nome quasi mistico: 'Umanesimo & Tecnologia'.

Ebbi ad intuire subito che questi erano dei 'visionari' che tentavano di promuovere, ante-litteram, la Cultura digitale nei creativi e negli Umanisti. Questi erano capitanati da un anziano accademico (Romolo Runcini, sociologo della Letteratura) che, sebbene non mi apparisse molto convinto del progetto (neanche usava la macchina da scrivere), sponsorizzava con la sua cattedra il progetto, sollecitato in particolare da un dottore in Scienze Politiche (Giuno d'Ecclesiis) e da una dottoressa in letteratura (Lisa Somma) già allieva del professore.  

Per le mie competenze,  che mi dicevano fossero innovative (bontà loro) , mi fu chiesto se fossi disponibile a voler partecipare (a titolo volontario) alle attività che afferivano a questo progetto. Tuttavia, sebbene questo progetto fosse dichiarato sotto l'egida di ateneo dell'Università Orientale di Napoli, mi accorsi quasi subito che anche l'Università non sembrava molto convinta della potenziale utilità di questo progetto. 

Lascio tutto

Tuttavia, forse ammaliato dall'opportunità di partecipare ad un progetto di ricerca universitaria (senza ancora una laurea, e per di più nella mia città natale), lascio repentinamente le trattative che stavo portando avanti da due anni negli Stati Uniti  con una multinazionale,   e mi lancio in questa nuova avventura. Inutile dire che fui ritenuto ancora una volta un "pazzo" dalle persone a me vicine e dalla mia intera famiglia, ma non si vive e si lavora solo per il denaro, ma anche per perseguire un sogno.  

 ... e inizia l'avventura

Dunque, mi unisco al gruppo di ricerca U&T appassionandomi ad un programma che mi induce a trascorrere molto del mio tempo sia a cercare di capire i motivi dell'immanente idiosincrasia di tante persone verso la Cultura digitale, che a sperimentare, per necessità virtù, adeguate metodologie utili a facilitare un "dialogo costruttivo" tra i molti accademici e creativi di area umanistica e i pochi (a quel tempo) tecnici di area tecnologica. La ricerca si orientava verso lo studio empirico dei fattori che costituivano il freno allo sviluppo dell'Industria dei Contenuti creativi digitali. Cercando di individuare nuovi paradigmi organizzativi per la produzione di Contenuti Digitali avanzati, come anche capire in che modo promuovere la diffusione della Cultura Digitale, non solo nell'accademia o nella sfera delle politica, ma in tutti i Cittadini. Ciò perché, come già detto più sopra, era una maggioranza di cattedratici e di politici ai quali tentavamo di spiegare l'importanza delle nostre tematiche, che ci trattavano quasi con lo sdegno che si può dedicare a degli "eretici". Promuovendo la necessità di dover introdurre misure atte a contrastare il pericoloso Digital Divide Culturale (argomento che abbiamo iniziato ad introdurre tra i primi in Italia) guidato dall'analfabetismo informatico di massa esistente nel nostro paese, dovevamo sembrare dei 'profeti di sciagure (digitali)'.

Gli obiettivi sociali 

L'obiettivo del progetto U&T si traduceva in sostanza in una 'provocazione culturale' a scopo sociale. Volendo dimostrare che la diffusione della Cultura Digitale sarebbe stato un efficace driver di innovazione sociale. Per rendere di dominio pubblico questa missione (e tentare di raccogliere qualche fondo per la sua sostenibilità). Dopo aver introdotto al Comune di Napoli l'idea progettuale 'Azienda Napoli', questa implementò il progetto "L.I.N.K.E.D.\Learning & Information Network for Knowledge Enhancement and Development" che presentammo in Europa con una partnership costituita tra Napoli ed altre tre città europee.  Parallelamente promuovemmo in ateneo la costituzione del "Centro Studi e Ricerche multimediali Umanesimo & Tecnologia" quale atto propedeutico alla costituzione di un master o un corso di laurea specifico per la formazione di emergenti figure professionali. Ma per iniziare ad ottenere un risultato, fu necessario il contributo di tre persone: il famoso scienziato Derrick de Kerckhove (già direttore del McLuhan Program di Toronto), un dirigente pubblico (Walter Ferrara) e il Presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti.

Avemmo la fortuna di conoscere il prof. de Kerckhove alla manifestazione Mediartech, alla quale fummo invitati come ospiti per presentare una prima sintesi del nostro lavoro di ricerca. L'invito fu espresso dal dirigente alla Cultura della Regione Toscana, Walter Ferrara su richiesta del Vicepresidente della Regione Toscana Mariolina Marcucci, alla quale avevamo già introdotto le nostre tematiche, capendo che a Napoli non riuscivamo ad avere successo.

A Mediartech, respirammo "aria nuova". Il nostro lavoro fu ritenuto da molti accademici molto avanzato rispetto a quello di  altre università italiane. Una volta proposto a Derrick de Kerckhove di venire ad insegnare a Napoli, ci diede entusiasta la sua disponibilità. Qui "entra in gioco" Amato Lamberti: uno dei pochi illuminati politici (Presidente della Provincia di Napoli) che abbia avuto occasione di conoscere. Egli  (dotato delle necessarie competenze -sociologo, titolare di cattedra all'Università Federico II- per codificare il problema) comprese immediatamente la necessità di definire nuovi paradigmi formativi, così come delle politiche culturali che fossero coerenti con i cambiamenti in atto anche nel nostro paese.
Il Presidente si prodigò affinché l'Università Suor Orsola Benincasa si rendesse disponibile ad istituire una cattedra d'insegnamento in Cultura Digitale da assegnare al prof. de Kerckhove.  

'Aria nuova': finalmente qualcuno inizia a capirci
 

In questo team (che nel frattempo iniziava a diventare un modello di lavoro in networking), io assumevo la funzione di facilitatore. Assolvendo a questa compito maturai la convinzione di quanto fosse necessario diffondere un messaggio positivo nello spazio creativo umanistico, relativamente all'importanza della Cultura digitale. Cercando di contrastare, al contempo, quell'approccio quasi elitario che i tecnici informatici e gli artisti digitali assumevano con la penetrazione e lo sviluppo dell'uso delle nuove tecnologie digitali nell'Industria dei Contenuti. ​Mi sono impegnato, quindi, per indagare sulla causa dei problemi dovuti alla "discrasia comunicativa" che si andava configurando lungo la filiera di produzione digitale/multimediale tra l’ambiente creativo umanistico e quello tecnologico: "due mondi e due culture in competizione tra loro, che si mantenevano separati invece di cooperare nei processi creativi\produttivi.” ​Alla luce delle esperienze maturate con Hypgnosis, ho avuto modo, pertanto, di sviluppare un pensiero utile alla definizione di un “nuovo paradigma organizzativo per il management umanistico nella produzione creativa dell'industria dei contenuti digitali".

Un lavoro teso alla produzione creativa sperimentale di Contenuti digitali

L'obiettivo del programma consisteva nella definizione, attraverso la ricerca applicata, dei presupposti concettuali per la creazione di un sistema favorevole allo sviluppo di nuovi modelli cooperativi di organizzazione del lavoro, necessari allo sviluppo, sostenibile, di una start-up nell'emergente Industria Creativa dei Contenuti Digitali. Dunque, ricerca applicata ed apprendistato cognitivo, non solo teoria, perché nel Digitale "si impara facendo", come nelle vecchie botteghe d'arte e scuole rinascimentali.

Con le due risorse tecniche qui sopra citate, insieme ad un ingegnere informatico ed alcune risorse di area umanistica provenienti dall’università, costituimmo il  laboratorio Hypgnosis, il prodromo  di un team "inter-organizzativo” in cui “ricerca, creatività, design e produzione si finalizzavano nella ricerca e nello sviluppo preindustriale di servizi per la comunicazione multimediale” con un “approccio multidisciplinare". L'attivazione del laboratorio fu possibile grazie al sostegno finanziario della azienda Alisud, che ci consentì di acquisire costose tecnologie e di 'lavorare' a livello sperimentale  per due anni, per definire un modello in cui si cercava di facilitare i "processi comunicativi in maniera non competitiva tra le competenze di area umanistica e quelle di area tecnologica" lungo la filiera di progettazione umanistica e di produzione digitale.

Hypgnosis, un modello sperimentale; il prodromo di Rebel Alliance  

Al termine degli anni '90 inizi del 2000, in continuità con il programma U&T,  costituiamo  un laboratorio di ricerca applicata; gli anni investiti in questo laboratorio, mi hanno consentito di avviare la definizione della progettazione concettuale di un paradigma produttivo,  che dopo 10 anni prenderà il nome 'Rebel Alliance'.
Questo consiste in un ecosistema produttivo in cui i processi intra-comunicativi vengono affidati ad un “mediatore culturale”. Una figura professionale capace di avere una visione d’insieme (potremmo dire olistica) fornita da competenze proprie di una funzione di marketing strategico. Poiché questa mansione nel Sistema diventa un "business\training facilitator", ecco che mi viene in aiuto l’esperienza di allenatore\maestro sportivo citata più sopra. Iniziando a sperimentare l'azione di coaching sui creativi e sui tecnici cercando di lavorare sulla loro psicologia, che per certi versi ha qualche affinità con quella degli atleti. Con un approccio umanista ai problemi, espleto al contempo anche la funzione di marketing strategico di questa impresa sperimentale, in controtendenza agli schemi consueti che si iniziavano ad osservare nelle tante start-up tecnologiche emergenti  in quegli anni con la cosiddetta new economy. Avevo ragione.

l'Attivismo di Conoscenza in un marketing di scopo

Per promuovere questi concetti innovativi, mi adopero con un marketing di scopo attivandomi come knowledge activist ed offro (sempre gratuitamente) il mio contributo intellettuale per la definizione del disegno concettuale di idee/progetto che negli anni a venire diventeranno progetti esecutivi, realizzati con fondi pubblici. Tra questi  posso citare: la" Carta servizi telematici per il Turista", la cui effettiva realizzazione (prendendo il nome di Artecard) può avere luogo su impulso del progetto "Azienda Napoli"  introdotto al Comune di Napoli; il  social-game di genere educational "Force One" per il World Food ProgrammeMediapolis. La mia collaborazione con la Presidenza e con la Direzione Cultura della Provincia di Napoli getta le basi, per la realizzazione del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, così come per l’avvio in Regione Campania del location placement istituzionale di prodotti audiovisivi e multimediali per la promozione dei Beni Culturali ed Ambientali avviata con il progetto sperimentale "Fotoromanzo.com".

... per la diffusione della Cultura digitale

Siamo nel 2002, il mio impegno come knowledge activist nel campo della Cultura digitale, mi porta a definire ed elaborare un utile contributo allo sviluppo della Società dell'Informazione in Campania. Intuendo, infatti, l’esistenza di un "corto circuito" che sta rallentando lo sviluppo della  Società dell'Informazione nel nostro paese, a differenza di quanto veniva pubblicizzato con enfasi dai tecnici (esperti I.C.T.), mi convincevo sempre di più che non era il cosiddetto Digital Divide 'Infrastrutturale' a rallentare lo sviluppo della Società dell'Informazione nel nostro paese, a differenza di quanto veniva pubblicizzato con enfasi dai tecnici (esperti I.C.T.), mi convincevo sempre di più che non era il cosiddetto Digital Divide 'Infrastrutturale' a rallentare lo sviluppo della Società dell'Informazione nel nostro paese: era (ed è ancora oggi), piuttosto quello “Culturale" di Digital Divide il fattore di crisi. Soprattutto tra quelle fasce di popolazione 'non nata digitale' e tra gli Anziani. Gli over 45 anni, rappresentavano agli inizi degli anni 2000, oltre il 50% della popolazione italiana. È per questo motivo, che decido di elaborare il progetto "PDCo45 (Promoting Digital Culture over 45).

La ricerca sul campo e il  mio contributo all'Alta formazione universitaria per il  contrasto al Digital Divide Culturale

Negli anni trascorsi i miei sforzi sono stati tesi a dare un piccolo contributo ad un change management, per lo Sviluppo della Società dell'Informazione nella città di Napoli. Impegnato in Umanesimo & Tecnologia, e mi ero reso conto che, oltre la politica, anche l'Accademia doveva essere sensibilizzata sull'argomento Digital Divide Culturale. 

Come evidenzio più sopra, l'attivismo di conoscenza usato per cercare di rendere efficace il mio impegno, aveva dato i suoi primi frutti riuscendo ad ottenere, con il gruppo di lavoro U&T,  che de Kerckhove venisse ad insegnare in una università napoletana. In seguito, ritengo opportuno suggerire che anche un esperto internazionale di produzione possa avere una cattedra di insegnamento per trasferire nuove conoscenze nella produzione di Contenuti digitali.  

Il mio consiglio viene accolto dall'Università Suor Orsola Benincasa, che offre una cattedra al mio collega John Attard nel corso di Laurea specialistica in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale.

 

Lo stesso anno, finalmente, la Provincia di Napoli, sembra  esprimere la volontà di essere la prima Istituzione italiana a dimostrare di essere sensibile all'imminente problema sociale dettato dall'idiosincrasia verso la Cultura digitale; vengo incaricato per una sperimentazione finalizzata ad individuare appropriati strumenti per cercare di contrastare il fenomeno del Digital Divide Culturale che esiste negli anziani nei suoi territori. Posso attivare la ricerca sul campo in collaborazione con l'Università Suor Orsola Benincasa; nel 2006, la mia idea viene accolta dai lungimiranti professori Ornella De Sanctis e Maria d'Ambrosio, con cui si struttura, nella stessa università, il primo master italiano (... forse europeo?!) post-laurea per Mediatori della Cultura digitale, e vengo incaricato come uno dei docenti del pool di formazione.

Comunicazione, new media & entertainment: introduco nuove forme di  Advertainment 

​Come ho raccontato in precedenza, ho iniziato ad interessarmi alle tematiche trattate fino ad ora anche con lo scopo di finalizzarle per cercare di portare innovazione all'interno della mia azienda di famiglia. Il marketing (conseguentemente: la comunicazione di marketing), da quando mio padre (nel lontano 1957) iniziò a lavorare in questo settore (come funzionario del dipartimento Promotion della Colgate Palmolive) si era già evoluto nel marketing 2.0 e, con l'avvento di Internet, dava segnali di trasformazione (come tutta la Società) nel marketing 3.0, o marketing esperienziale. Tuttavia lavorando con la mia azienda per erogare servizi per la comunicazione below-the-line, in appalto di alcune delle marche più importanti italiane, mi convincevo che anche il privato  (non solo l'università e la politica) in Italia soffriva il gap dovuto al Digital Divide Culturale. Ad esempio, alla fine degli anni '90  discutere, con un responsabile della comunicazione o del marketing di una grande azienda (che comunicava, per lo più  ancora con il fax), di promozioni on-line, di entertainment digitale associato alla comunicazione sul punto vendita, ti faceva sentire come raccontare un film di fantascienza ad un bambino; mentre  con il mio team, nel frattempo, avevamo già iniziato a sperimentare (con fotoromanzo.com) la promozione di marche associandole a contenuti di intrattenimento on-line oppure a proporre  in via sperimentale burattini elettronici, realizzati in CGI3d nella forma di prodotti di marca,  che narravano le proprie qualità capaci di interagire con potenziali clienti: il nostro in sostanza era un marketing di anticipo, che non riusciva a vendere perché il mercato non era ancora pronto a recepire la nostra innovazione.

Tuttavia nel 2000 le nuove tecnologie per la comunicazione iniziavano la penetrazione di massa, sortendo quei primi effetti che oggi influenzano la vita quotidiana di tutti noi. Si rendeva indispensabile sperimentare. 

Grazie all'amicizia con un membro della proprietà dell'azienda, riesco a raccogliere un piccolo budget per avviare il progetto sperimentale KIMBO Entertainment; indirizzando le risorse nelle prime timide sperimentazioni di 'brand entertainment' e di 'participatory advertising', associando il marchio KIMBO a Contenuti destinati ad intrattenere l'audience internet.

Nel 2007, C.A. Russell (University of Michigan, Yaffe Center for persuasive Communication) pubblica il suo documento "Advertainment: Fusing Advertising and Entertainment" che introduce nella comunità accademica il concetto di Advertainment, codificandolo come un nuovo strumento (mutuato dal product placement) a disposizione delle strategie di marketing esperienziale di quelle aziende che intendono essere al passo con i cambiamenti in atto nei consumatori.

Mi convincevo, dunque, che tutto il tempo (e le risorse) impegnate negli anni precedenti, nelle nostre sperimentazioni,  avrebbero potuto avere un loro ritorno, in un prossimo futuro.

Rebel Alliance, finalmente avvio la mia start-up 

Siamo nel 2007, ho impegnato i miei ultimi 10 anni nella ricerca e nella sperimentazione, nel perseguimento di obiettivi a lungo termine.
I miei figli iniziano a diventare grandi. E si fa impellente la necessità di intraprendere un progetto imprenditoriale nel quale poter coinvolgere anche loro.
Ma, ho davvero pochi capitali d’avvio, come fare?
Finalmente, lo sviluppo della larga banda poteva consentire l’applicazione di processi produttivi delocalizzati (anche per l'Industria dei Contenuti) e collegati in networking in una 'impresa virtuale' (così come avevo immaginato nel progetto L.I.N.K.E.D., dieci anni prima) coordinati da un hub operativo, in Italia.

Mi decido finalmente di applicare in pratica il mio modello.

Costituisco così la mia start-up per operare nell’Industria Creativa dei Contenuti, cercando di valorizzare soprattutto il capitale umano disponibile tra quello incontrato e selezionato negli anni passati.
Per il suo set-up, mi vengono in aiuto anche le esperienze consolidate con il progetto pilota Avtoma e con il progetto imprenditoriale Hypgnosis Canada, ai quali ho avuto modo di collaborare con il partner John Attard. L'esperienza diretta vissuta con queste due case history, mi conferma ciò che avevo appreso nelle conclusioni di molti esperti di management: "la gestione di una società high-tech non può essere lasciata in balia di un management formato da soli tecnologi e tecnici, spesso inesperti e senza o poco efficienti  conoscenze di marketing". 

L'esigenza di sviluppare nuovi business

Sebbene il nostro sogno fosse il Cinema, oltre alla gloria ed il glamour, come service in questo segmento il business però non da molte soddisfazioni economiche e si rischia sempre il fallimento: anche grandi aziende come Digital Domain falliscono. Maturata la mia consapevolezza che le competenze ed il know-how buone per il Cinema non rappresentano potenzialità di business solo nel campo degli effetti visivi digitali, propongo al mio team di non limitarci ad un unico mercato (come la maggioranza dei nostri concorrenti), ma di impegnarci per presidiare anche nicchie emergenti nell'Industria dei Contenuti, con lo scopo di sviluppare nuovi business. Penso di mettere a frutto la mia esperienza di militare dell'Arma dei Carabinieri, scoprendo che una di queste nicchie dove esiste poca concorrenza è quella che afferisce alle Scienze forensi. Si avvia così una collaborazione con il laboratorio della Polizia Scientifica di Roma e realizziamo, per conto di alcune Procure, alcune ricostruzioni virtuali di Scene del Crimine che vengono portate in aula di giustizia, tra cui una simulazione dell'atto terroristico di piazza della Loggia in Brescia; nel frattempo a Montreal Sebastian Nadeau collabora, autonomamente con la McGill University, allo sviluppo di una piattaforma per la simulazione e l'addestramento di medici ecografisti: si scopre così un'altra nicchia dove applicare il know-how e le competenze utili a produrre contenuti digitali  per il cinema.

Hollywood

Ma il Cinema resta sempre nei principali sogni di alcuni di noi. E nonostante io pensassi fosse ancora troppo presto (memore dell'esperienza Avtoma/Los Angeles) Rebel Alliance, con il nome RAIN\Rebel Alliance International Network, trasferisce il suo hub nordamericano da Montreal a Los Angeles. Questo viene gestito da John Attard, insieme al nuovo partner/socio (e produttore cinematografico) Andrea Marotti. Rebel Alliance International apre il suo studio nella facility di Paramount Pictures ad Hollywood, dove meglio può cercare di soddisfare le sue ambizioni nel cinema. A questo punto, di necessità virtù, colgo l'occasione di trasferire mio figlio, Fabrizio, a Los Angeles, con lo scopo di consentirgli di incrementare "a bottega" il mestiere, come, appunto, avveniva nel Rinascimento, affiancando John Attard ed avendo l'opportunità d' interagire con artisti da premio Oscar.

Introduciamo  innovazione e siamo premiati

Mentre a Los Angeles si promuove il nostro modello produttivo che consente alle produzioni cinematografiche di abbattere i costi, nel frattempo in Italia partecipiamo la prima produzione italiana di un film cinema stereoscopico (Hidden 3D). Contemporaneamente Los Angeles sigla il primo suo contratto più importante, neanche a farlo apposta, non nel segmento cinema, ma nel  live-entertainment, per realizzare il remake stereoscopico di 5 storici videoclip dei Pink Floyd. Grazie ai nostri contenuti realizzati per il management di Londra dei Pink-Floyd per la prima volta nella storia dei music-concert, il pubblico può vivere l'esperienza della Realtà Aumentata nel tour mondiale "Aussy Pink Floyd 2011" con la visione di immagini stereoscopiche fluttuanti sullo stage. Si apre lo sviluppo di nuovi business in un'altra nicchia di mercato.  ​
Poiché siamo stati i primi in Italia a produrre un film stereoscopico, veniamo chiamati alla realizzazione degli effetti visivi di "Dracula 3D" per la regia di Dario Argento; per questo film ottengo, con i miei colleghi di Rebel Alliance, una nuova nomination ai David di Donatello, ed entriamo in concorso al festival di Cannes.

 
Il network si allarga: Abu Dhabi

Sempre più convinto che Rebel Alliance non sia solo cinema, mi dedico a definire una strategia, e riprendere relazioni, per allargare il network in altri mercati meno competitivi. Un contatto che avevo conosciuto a Dubai (quando promuovevo la realizzazione del Museo interattivo dell'Heritage degli Emirati Arabi), mi introduce al direttore allo sviluppo della organizzazione governativa Twofour54. Questo dopo averci spiegato che il governo sta impegnando ingenti risorse per incentivare lo sviluppo del settore Media & Entertainment, ci invita ad aprire un hub Rebel Alliance presso la loro facility per le nostre competenze esperite nella produzione cinematografica, dal momento che hanno bisogno di competenze in loco dall'estero per il know-how transfer nel digitale audiovisivo stereoscopico e per gli effetti visivi cinematografici. Sebbene in quella regione, nonostante gli incentivi la produzione cinematografica  non esista ancora - intravedendo la possibilità di sviluppare nuovi business negli altri segmenti - chiedo il "sacrificio" a mio figlio Fabrizio di trasferirsi da Los Angeles ad Abu Dhabi per gestire un hub di coordinamento e presidio nella regione MENA, spiegandogli che avrebbe potuto mettere a frutto anche le sue esperienze giovanili nello 'show entertainment' che aveva esperito lavorando per una agenzia specializzata nella realizzazione di format di eventi serali/notturni. 

Apriamo, l'ufficio ad Abu Dhabi, Fabrizio diventa immediatamente consulente di Twofour54 ed iniziamo subito a produrre contenuti in particolare nei segmenti "entertainment & grandi eventi" e "real estate". In questi settori iniziamo ad introdurre, ancora una volta grazie al know-how acquisito nel cinema, innovazione promuovendo la fruizione di contenuti olografici, gli Arabi sono molto sensibili al 'wow effects'. 

Le performance olografiche: il business del futuro nel live entertainment  

I risultati che otteniamo facilitano la comprensione delle potenzialità del nostro modello produttivo e di gestione, le persone (e i potenziali clienti) iniziano a capire che possiamo produrre Contenuti digitali tanto per il Cinema, così come in molti altri segmenti del settore Media & Entertainment, e non solo.

Un altro contatto della mia rete relazionale, costruita negli anni passati, ci introduce a degli imprenditori francesi che a loro volta vorrebbero sviluppare un business legato alla 'olografia' di cui avevano sentito parlare, e che noi già avevamo avviato in Medio oriente. Definiamo per loro una potenziale strategia, spiegando come le tecniche produttive cinematografiche (e del videogame) impiegate per costruire 'cloni umani digitali' possono essere associate ai nuovi media, per la realizzazione di performance olografiche live. I francesi hanno un contatto (un produttore di eventi musicali live) in Brasile. Gli illustriamo come potrebbe innovare il suo portafoglio d'offerta. Qualche tempo dopo il partner brasiliano si dichiara pronto a produrre un mega concerto commemorativo basato sulla ricostruzione digitale di una famosa rockstar brasiliana deceduta 20 anni prima.              

E così, iniziamo a presidiare anche il sud America dal Brasile. Seven Artes (partner brasiliano) e Rebel Alliance Middle East (raccolti insieme in  Rebel Alliance Brasil) sono la seconda organizzazione al mondo che mette in scena in un concerto live un Synthespian.Produciamo, infatti, il clone digitale  di Cazuza che interagisce in una performance olografica con artisti reali in un concerto live, nella città di San Paolo e Rio de Janeiro, sulla spiaggia di Ipanema, di fronte ad un pubblico di oltre 100.000 spettatori. Dopo l'esperienza con i Pink Floyd, dimostriamo definitivamente di essere competitivi e poter sviluppare nuovi business anche in altri segmenti del Media & Entertainment.

Rebel Alliance continua ad espandersi 

Siamo arrivati ai giorni nostri. 
​L'obiettivo di sviluppo sul lungo termine del progetto Rebel Alliance Empowering è quello di espandere a livello internazionale il network Rebel Alliance per mezzo di affiliazioni/j.venture con partner locali che hanno l'esigenza di innovare il loro core business associandolo alle nostre competenze.  Il pensiero guida si riassume nel concetto di 'azione Glocale'. Nel 2015 avviamo discussioni in Africa (Kenya) per l'apertura di un quarto hub Rebel Alliance.
In tutto il mondo l’Industria creativa dei Contenuti è in evoluzione ed in espansione parallelamente allo sviluppo globale del digitale e delle I.C.T.
Si fa impellente l'esigenza in molte nazioni di acquisire competenze e know-how per la produzione di Contenuti digitali di profilo ed alta qualità associabili ai nuovi media emergenti. Anche nell'Europa dell'Est, ci sono nazioni che sono ancora in ritardo, dunque, mi attivo per definire una strategia di penetrazione anche in qualcuno di questi paesi. Nel 2017, costituiamo una partnership con l'agenzia di comunicazione TrueBlaq di Nairobi, per il presidio dell'Africa orientale; ed anche a Sofia, Bulgaria, stipuliamo un accordo di partnership con Stone Communication per stabilire il quinto hub di coordinamento Rebel Alliance Empowering.  

in Italia ...

I miei figli fondano  Compagnia Del Marketing. L'auspicata evoluzione dell'azienda di famiglia programmata 20 anni prima  (e perseguita con la perseveranza di un atleta) finalmente si realizza, seppur 'saltando' una generazione.

Giorgia e Fabrizio (la prima umanista studiosa di sociologia, il secondo tecnologo artista digitale) si raccordano operativamente, chiudendo in famiglia il loop Umanesimo & Tecnologia, su cui ho iniziato a lavorare, appunto, venti anni fa.  

Lo start-up di Compagnia del Marketing prevede l'implementazione del  know-how e delle competenze di Rebel Alliance Empowering nel settore della comunicazione di marketing (con particolare attenzione a quella esperienziale) introducendo sul mercato  format  di Advertainment, perfezionati con le attività esperite all'estero. 
​È prevista anche la creazione di una divisione dedicata al  Personal Branding, con una offerta di servizi esclusivi  BtC. 

La definitiva diffusione di massa della Cultura Digitale (e l'entrata sul mercato dei primi Consumatori Millennials) sta creando le condizioni ambientali per sviluppare nuovi business in questo emergente mercato, poichè siamo facilitati da know-how e competenze che fino ad oggi potevano essere dedicate solo al BtB. 

ed ora ...

Mi posso dedicare di nuovo a perseguire nuove strade ed impegnarmi di nuovo nel sociale. Già da qualche anno ho iniziato ad interessarmi  di 'economia circolare', nel quale sono in procinto di affiancarmi al business nel settore del trattamento e riciclo dei Rifiuti R.A.E.E. già avviato da un mio partner nell'europa dell'est.

Sto lavorando inoltre per la costituzione dell'Impresa Sociale SCUDO dei CARABINIERI, con cui promuoveremo programmi di pubblica utilità sociale.         

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